Era un’attrice teatrale, figlia di una lavandaia e di un cappellaio. A seguito di un trasferimento della famiglia per motivi di lavoro del padre viene a contatto col mondo del teatro e a quattordici anni inizia a recitare.
Diventerà una star internazionale (recitando testi di Corneille, Voltaire soprattutto ma non solo)e acquisirà quel bon ton necessario per stare nel bel Mondo. Con queste armi farà innamorare di sé Maurizio di Sassonia e la loro storia durerà per parecchi anni finendo a causa di tradimenti dell’uomo.
Il successo le porterà non poche inimicizie all’interno del mondo del teatro.
La morte è avvolta nel mistero anche se è strano come Luisa Enrichetta Francesca d’Harnoncourt-Lorena Contessa di Buillon (ragazzi questa qui aveva una carta d’identità che pesava dieci chili!!!), innamorata anch’essa di Maurizio di Sassonia, fu così presente e vicina alla Lecouvreur negli ultimi mesi di vita proprio quando la salute dell’artista peggiorava sempre più (un po’ come fa Jessica Fletcher nel telefilm che fanno vedere in questi giorni!!!).
Lasciando la vera Adriana nella sua tomba, iniziamo a interessarci di quella a noi più nota. Il discorso non può che iniziare dalla citazione delle due edizioni di riferimento (a mio parere sono quattro facendovi rientrare quella video con Marcella Pobbe, Nicola Filacuridi e Fedora Barbieri e quell’altra con Mirella Freni e Fiorenza Cossotto) e che sono: l’edizione edita dalla Decca con Renata Tebaldi, Giulietta Simionato e Mario Del Monaco e la celebre con Franco Corelli, Magda Olivero, Giulietta Simionato e Ettore Bastianini.
Strano che le due edizioni sopra citate abbiano due soprani così diversi come stile: Renata Tebaldi (una cantante che usa la splendida voce e i suoni che emette per uscirne a testa alta senza preoccuparsi della recitazione, sicura del fatto che le note beeranno quanto basta l’ascoltatore e n’ha ben d’onde!) e Magda Olivero (soprano che, oltre a cantare, si preoccupa dello scavo psicologico e di rendere credibile le parole che sono scritte nel libretto, fatto tipico di tutti i soprani di area callasiana).
La differenza la si nota fin da quella che possiamo definire la cavatina del soprano (“Io son l’umile ancella”). Renata Tebaldi pone al centro dell’aria il verso “L’eco del dramma uman” più che su quello precedente (“Del verso io son l’accento”) come invece fa Magda Olivero.
Lettura quest’ultima a noi più conosciuta dato che, delle due, è quella più utilizzata dai soprani che si accostano a questo ruolo.
In questo secondo filone interpretativo dovremmo trovare Leyla Gencer. Dico “dovremmo” perché se il declamato iniziale pare la lettura della lettera della Lady, l’aria che segue non ha quel “eau de toilet” da primadonna che ci si aspetterebbe ma un modesto ritratto di chi cerca i fari della ribalta perché sta bene sul palcoscenico. Che sia un personaggio idealizzato lo si capisce da quel “Ei non sa mentir” del secondo atto che fa venir voglia di chiedere il fidanzamento e non si capisce che cerchi il Principe di Sassonia in un’altra donna.
Un’altra perla di questo soprano è il rendere vera e piena di sicurezza la frase “M’è questa casa ignota… Il mio consiglio è incerto!”.
A metà tra le due letture sopra descritte troviamo quella di Marcella Pobbe, la quale punta su un’interpretazione molto formale nei primi due atti con un mutamento radicale nel terzo atto quando s’infuria con la Principessa di Buillon (peccato per lei che il mezzosoprano che interpreta questo ruolo è Fedora Barbieri, colei che probabilmente ha dato il lato più battagliero ai personaggi scritti per questa corda) per calarsi in un’amarezza mista a depressione nel quarto atto.
Per concludere non possiamo non citare Mirella Freni, la più attuale delle Grandi Adriana Lecouvreur, protagonista della mitica edizione Scaligera.
E’ una lettura tutta freniana, qualcuno malignò se non ricordo male dicendo che aveva visto la “Mirella Lecouvreur”. Le due arie del primo e quarto atto sono una beatitudine per l’orecchio mentre gli altri due atti si basano sulla recitazione che tende a rappresentare la vera Adriana Lecouvreur, con toni eleganti, raffinati ma non da primadonna anche se le unghie le sa tirar fuori nel terzo atto e nel secondo mostra la bontà di questa donna che, per amore del suo uomo, aiuta la rivale. Peccato che tale lealtà riceverà un gramo ricompenso.
Dopo questa presentazione si va a teatro per vedere l’edizione Torinese di quest’opera.
Seguirà Recensione. Intanto Pax Et Bonum a tutti!






