In una soleggiata e fredda domenica di ottobre, noi dell’Allegra Brigata Emiliana, ci scuotiamo dal torpore che spesso con i primi freddi ci avvolge e ci dirigiamo, autostrada permettendo, in quel di Torino in vista di una Traviata che alla carta sembra esser quanto di meglio possa offrire il teatro odierno.
Gustato un delizioso, ma “salatissimo” bicerin offerto dalle gonfie tasche della Gjika Tour, prendiamo posto nel gremito Teatro Regio e incuranti della palpebra che tenderebbe a calare dopo cotante calorie, iniziamo l’ascolto sulle note di una delle più celebri ouverture della lirica e di Verdi.
Direttore d’orchestra è Gianandrea Noseda che porta a casa l’opera con tanti applausi, ma stacca tempi molto lenti e pur senza commettere errori non riesce ad entusiasmarci. La scena si apre con la brutta scena di Chantal Thomas sotto la regia di Laurent Pelly ripresa da Laurie Feldman.
Buona l’idea del finale con i cubi ricoperti di lenzuoli che danno un’idea cimiteriale (voluta o casuale??), ma terribilmente monotona e sgradevole nel resto dell’opera.
Per la maggior parte del tempo abbiamo davanti a noi una serie di cubi di diversa altezza e i cantanti che si arrampicano sull’uno o sull’altro mentre cantano le famose romanze.